martedì 21 marzo 2017

Il Piacere di Pensare… e il Demone che ci accompagna

Pensare. 

Tutti pensiamo. O almeno così pare. Pensiamo a questo o a quello, tra una faccenda e l’altra, tra una corsa di qua ed una di là.

Pensiamo. 

Ed è una cosa sciccosissima. Perché il pensiero è veramente l’elemento che ci rende unici. Nessuno fino adesso è stato capace di scoprire come decifrare il pensiero dell’ uomo. A meno che non si decida espressamente di esternarlo, il pensiero rimane segreto.

Evviva, evviva. Possiamo continuare a pensare i pensieri nostri in santa pace e senza che nessuno venga mai a sindacarli. 

Il mio prof diceva: La libertà è nel Pensiero.

Non aveva forse ragione?

Ma a qualcosa servirà questo Pensiero, oltre che ad andare sull’ali dorate e a posarsi sui clivi e sui colli.

C’è stato un certo James Hillman - lo stesso Hilman autore de “Il codice dell’anima”- che ha sciorinato tutto il suo dire sul Pensiero in un saggio intitolato “Il piacere di pensare”.

L’intero testo altro non è se non una conversazione tra la filologa Silvia Ronchey, la quale rilancia i temi più conosciuti dello studioso, ed il filosofo stesso ormai anziano

Si parte dal concetto fondamentale e Jung-iano che la psiche non è dentro di noi, ma siamo noi ad essere dentro la psiche, ovvero non è l’anima nel corpo ma è il corpo che passeggia in quel giardino che è l’anima. Lo so, è complicato. Ma provate ad immaginare a tutti i ponti che costruiamo interiormente per superare le difficoltà, o ai prati assolati e verdeggianti di quando siamo felici: il giardino è in effetti la giusta metafora per l’anima. E come ogni giardino, anche l’anima ha bisogno di cure che possono essere praticate attraverso il Pensiero.

Il Pensiero è dunque da considerarsi alla stregua di una pratica, di un allenamento, lo stesso che esercitano i giardinieri o anche gli sportivi. Per meglio dire, il Pensiero è difficile ma provoca piacere: così come ad esempio sciare è difficile e faticoso ma piacevole allo stesso tempo. Ci vuole rigore, insomma. Quello stesso rigore che oggi la nostra cultura rifiuta - “si ritiene che un bambino debba trovare vie facili per imparare, e divertirsi mentre impara” -, così come rifiuta l’accettazione del dolore come un elemento che appartiene all'individuo, che non redime né è causa di una colpa ma da cui semplicemente si può ricavare qualcosa come da qualsiasi altro lato dell’esistenza.

In una società in cui, tuttavia, ci viene richiesto di condurre uno stile di vita maniacale, di stare al telefono, controllare l’email, entrare ed uscire dai supermercati, comprare, correre, cumulare due o tre lavori, acquistare automobili nuove, nuovi vestiti, nuovi computer, non ci è permesso di soffrire, né tanto meno di essere depressi - unico mezzo della psiche per mettere un freno a tutto questo-; i governi e le multinazionali sono piuttosto disposti ad investire in prodotti farmaceutici ed in qualunque forma di ricerca in grado di consentire ai consumatori di proseguire nella loro frenetica attività del consumare.

Vietato soffrire e vietato Pensare: questo ci impone la nostra ricca cultura.

Una lettura interessante e ricca di spunti che spesso riprendo, questa de Il Piacere di Pensare. Un excursus delle principali tematiche toccate dal Maestro durante tutta la sua storia bibliografica ed in cui viene messa ancora in risalto la difficoltà ad accettare il Daimon, ovvero, secondo il mito platonico, il Demone assegnato a ciascuno prima della nascita e che determinerà la “tendenza” dell’individuo intesa come “carattere” o “vocazione”.

Sarebbe dunque sacrosanto che ciascuno avesse consapevolezza del proprio “pensare” e soprattutto del “demone” che induce a farlo ed in cui si cela la nostra vera essenza: saranno mica questi gli strumenti per la piena accettazione di noi stessi e per il raggiungimento di quello stadio tanto agognato e conosciuto come “felicità”?

Intanto che voi ci pensate, per oggi, io e il mio Daimon andiamo a riprenderci… dal Piacere di Pensare.

La lotta con il Daimon - Immagine da Internet

27 commenti:

  1. E come si fa a scoprire il nostro Daimon? Così almeno regoliamo subito quel che c'è da regolare 😂

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    1. 😂😂😂😂😂Marina su questo non posso aiutarti. Prova a pensarci su, stana il demone che è in te e scazzottalo a dovere. Hai tutto il mio appoggio... Però poi facci pace 😘

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    2. Ah ma allora è quel rompipalle che non vuole catene ai polsi! Tipo tosto, intelligente. Ci sto lottando da anni, e non demorde 😜

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    3. Prima o poi...finirete a far l'amore ;)

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    4. Uaaaaahhhh ... siamo già a buon punto 😃
      Cmq con la spiegazione che hai dato a Giusy ho capito di più l'importanza del ruolo del Daimon, e che mi sta facendo fare un interessante percorso spirituale ;)
      Un abbraccio Regina 😊

      Marina

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    5. Non ne avevo dubbi, mia cara amica. Tu sei molto avanti, magari più avanti di quanto immagini.
      Sei speciale, un giorno faremo conoscere dal vivo i nostri Daimon cazzuti e ribelli:DDD

      Ti abbraccio FORTISSIMO, Marina. Buon fine settimana :*

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  2. Boh il Daimon mio credo sia ben visibile e non solo a me stessa. Ci si abitua, almeno cerco di tenerlo a bada. Però al contrario della tendenza generale, penso troppo e da sempre: io mi ricordo una bambina troppo riflessiva, staccata già dagli altri, consapevolmente e volutamente.
    Una libertà dolorosa, la mia, per scelta ;)

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    1. Ti faccio buona compagnia, Glò, te lo assicuro :)...

      Io e il mio Daimon ci siamo combattuti a lungo, poi ho imparato ad amarlo. Ho imparato a volermi bene per quella che sono: e vado avanti per la mia strada, senza più interessarmi d'essere compresa o meno.
      Un abbraccio mia cara :*

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  3. Daimon o Angelo Custode ..forse è solo la nostra coscienza ... siamo quello che abbiamo vissuto ... il dolore ci trasforma e scegliamo se donare amore oppure odio e rancore ma la scelta dipenderà da noi, siamo noi a decidere la strada da percorrere ..dal canto mio credo di non aver ricevuto tanto ,forse per questo sento il bisogno di dare, amare , non fermarmi mai ed è una goia immensa e vado avanti secondo la mia coscienza che è collegata al cuore ...forse sono Angelo e Daimon .... apposta ho mal di schiena ce li ho tutti e due sul groppone .... baci tesoro ... ma è difficile sta roba ....;) <3 <3 <3

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    1. Giusina, ti cito lo stesso autore, Hillman, per farti capire meglio il "suo" concetto di Daimon:

      "Nasciamo con un carattere; ci viene dato, è un dono dei guardiani della nostra nascita, come dicono le vecchie storie… ognuno entra nel mondo con una vocazione"

      "Il Daimon ci motiva. Ci protegge. Inventa e insiste con ostinata fedeltà. Si oppone alla ragionevolezza facile, ai compromessi e spesso obbliga il suo padrone alla devianza e alla bizzarria, specialmente quando si sente trascurato o contrastato.
      Offre conforto e può attirarci nel suo guscio, ma non sopporta l’innocenza. Può far ammalare il corpo. E’ incapace di adattarsi al tempo, nel flusso della vita trova errori, salti e nodi – ed è lì che preferisce stare."

      Ora, secondo me, per farla semplice, il daimon è da intendersi il carattere e l'inclinazione di ciascuno di noi. Quello stesso carattere e quella stessa ostinazione che spesso ci ostiniamo a non vedere. Come ad esempio quelle propensione per le quali alcune cose ci viene semplice farle ed altre no. Tu sei un mostro di idee e di creatività, io mi arrabatto solo con le parole, per dirne una. E, sì, anche la propensione dell'animo umano presumi rientri nell'inclinazione personale: tu sei buona, e generosa, e paziente, e laboriosa, e infinitamente amorevole... Suppongo che se uno è stronzo - ops! non si dice - è stronzo - ops! l'ho ridetto - di natura ed è difficile che cambi, qualsiasi cosa la vita possa offrirgli. L'unica cosa sarebbe prenderne atto e provare a rimodellarsi in qualche modo: ma hai mai conosciuto un vero stronzo che ammette di esserlo?

      (Madre! Meno male che Hillman è deceduto nel 2011, sennò a leggere questa mia disquisizione moriva sul colpo sicuro - ihihihihihihi)

      Comunque, demone o angelo, con te hanno fatto e continuano a fare di sicuro un buon lavoro! Ti BACIO mia adorata <3 :**********

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    2. cara mia ... tu mi sopravvaluti ...ho anch'io il mio brutto carattere che cerco di smussare ... nessuno è perfetto ognuno di noi ha le sue debolezze, le nostre mancanze, difetti ... in fondo siamo solo uomini altrimenti saremmo tutti Santi ... mi impegnerò al meglio ...ottima occasione per riflettere e pensare ... bacio

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    3. Brutto carattere tu?????... devi vedere me quando mi trasformo nella figlia posseduta dell'esorcista..muahmuahmuahmuhamuahmuah...
      Ma questi son dettagli: l'essenza è sempre ben definita e riconoscibile ;*******

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  4. Pensare è ciò che ci caratterizza e ci rende ciò che siamo ma, a volte, pensare troppo ci distoglie dal ... vivere!
    Un abbraccione forte e grazie per questo post
    Maria

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    1. Ben detto, Maria, a tutto ci vuole la giusta misura ;)

      Un abbraccio e grazie a te! è sempre un piacere leggerti :*

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  5. Ho letto quasi tutto quello che ha scritto Hillman. E' uno degli autori che più mi ha formato, insieme ai filosofi antichi. Posso solo ringraziarti per avere recensito questo importante libro. Diffondo!

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    1. Adoro Hillman. "Il codice dell'anima" sosta fisso come una bibbia sul mio comodino.
      Grazie a te, Ivano.
      Una buona giornata

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  6. La società non ti vuole pensante e neanche triste e sei giù oltre a riempirti di farmaci se non recuperi per tempo ti lascia indietro, ti abbandona, considerandoti un fardello scomodo e fastidioso anche perché, molto probabilmente, anche improduttivo. Ed invece soffrire, pensare, riflettere, ridere, sono tutte emozioni che ci connotano come individui ed esseri umani.

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    1. Benvenuto, Daniele.
      Non potevi dire meglio. Ma quanti del popolo "societario" se ne rendono conto? Io vado predicando a questo proposito di Hillman ma anche di Bauman - il Maestro Zygmunt è un'ancora riguardo queste tematiche - e capita che persino nella mia stessa famiglia mi guardino un pò frastornati: ma ancora co ste ribellioni adolescenziali, e basta, sei adulta e madre oramai...

      Che dire? Parliamone almeno tra di noi. Parliamone a chi ha voglia di Ascoltare.

      Una buona giornata

      p.s. Ma Rockpoeta come uno che canta forte di poesia tosta? Sublime.

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    2. Rockpoeta perché scrivo poesie forte, sociali, e le recito come fosse un concerto rock talvolta accompagnato da due chitarristi. Rockpoeta anche perché pure il mondo del rock ha spesso affrontato tematiche sociali non avendo timore di essere scomodo. Cmq se passi dal mio blog e sul mio sito avrai sicuramente un'idea più chiara rispetto a queste mie poche parole :-)))

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    3. Ma il tuo blog si intitola L'Agorà!... Non posso fare a meno di ricollegare ad un altro grande amore: Habermas... Quante notti, durante i primi anni di uni, io, lui e le sue teorie sull'anomia e la giostra sociale.
      Con queste premesse, dopo averci fatto un salto, non posso lasciarmi sfuggire l'occasione di approfondire a dovere sulla tua arte.

      Felice d'averti incrociato! Per me, che sono una blogger disordinata e distratta che scrive per puro piacere personale e a prescindere dai contatti, queste sono chicche Fortunate e che mi arricchiscono.

      A presto. Thanks.

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    5. E' vero si chiama agorà perché vuole essere una piazza virtuale libera dove si tratta di tematiche sociali liberamente e nel rispetto di tutti. Grazie per essere passata da me spero tornerai. Felice anch'io di aver trovato un blog così interessante. Complimenti

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  7. Il mio daimon m'ha voluto pratica, concreta; poi si c'è messo pure il segno zodiacale che è un segno di terra e ha caratteristiche tostissime. Sono una creativa,ma non di concetto: mi sporco le mani, le uso tanto e ho una missione: fare della mia arte l'unico strumento in grado di regalarmi benessere.
    Bello questo saggio: io ho un gran piacere di pensare! :)

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    1. Marina, oddio oddio, spero che al femminile il segno di terra tostissimo - e posso giurare che al maschile è tosto! tosto assai!- di cui parli, subisca un qualche ammorbidimento. AAaaaaaaahhhhhhh, voi del 9 maggio.... AAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH - hai sentito l'urlo da casa tua? -... 0-0

      Tu sei una grande pensatrice! Sopratutto, il meglio del tuo pensiero, per noi che ne saggiamo parti scritte, è la notevole capacità di mostrarsi ordinato, chiaro e scorrevole come un fiume cristallino e pieno che va giù, dritto dritto, al mare: sarà merito della praticità di cui parli...

      Anche per questo, adoro leggere le tue cose.

      Ti abbraccio :***

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  8. Ciao virtual friend, il mio Daimon di sicuro danza..ho solo questa certezza! Non conosco Hillman, quindi non posso entrare nel merito del tuo post, posso solo dire che il mio rapporto col pensare è controverso: certo, se parliamo del pensare liberamente per scegliere ciò che davvero è la cosa migliore per noi, concordo con te, viva il libero pensiero! Se parliamo della bellezza del pensare tanto, troppo in generale, io ne sono spesso schiava, di quel pensare dannoso che non ti rende libera ma schiava e ti blocca come una paralisi invisibile. Ecco, di questo pensare cerco di liberarmi. Un baciooooo! PS tranquilla, ogni tanto torno, non lascio la blogosfera ;)

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    1. Ciao Serena! Ma che bello, rieccoti!... ^_^, brava non ti dileguare.
      Dunque, forse quello che intendi tu nella seconda parte è il rimuginare: rimuginare su cose, persone ed eventi è sempre logorante e leva energie, ti rende schiavo, proprio come dici...
      Io fortunatamente non ne ho mai sofferto, ed anche questo credo che sia un male: non rimuginando, ma proprio mai, metto punto a tutto e vado accapo. Non mi volto indietro, non concedo seconde possibilità, non ripenso a cose andate male a scelte sbagliate, e magari, a volte, ci ricado sempre.

      Come dicevo in precedenza, dunque: il giusto sta sempre nel mezzo. E così sia.

      Ti abbraccio tesoro grande!:*

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    2. Sì brava sono una rimuginatrice recidiva! Ma cerco di smettere 😉😙

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