mercoledì 31 maggio 2017

INSIEME RACCONTIAMO 21... and I Will Survive!


21esimo appuntamento con Insieme Raccontiamo, ideato dalla mitica Patricia e targato Myrtilla's House.

Io parto sempre bene e poi puntualmente mi perdo: nel senso che mi ero ripromessa di esserci ad ogni puntata ma, aimè!, vivo i miei momenti di volo pindarico in planata su altri impegni o su altri progetti creativi in nome dei quali il bloggetto rimane indietro.

E dunque, dopo aver scavallato quello di aprile, eccomi qui pronta per il finale di maggio.

Il regolamento lo conoscete ormai tutti.

Passiamo quindi all'incipit di Patty ed al mio finale.

Edizione n.21

L'Incipit di Patricia

Stava affettando la cipolla per il ragù. La radio accesa a tenerle compagnia. Canticchiava sottovoce così come era capace, stonata e storpiando le parole inglesi.

Quasi a tradimento, dopo il mitico Elvis e il suo IN THE GHETTO, nell’aria si diffuse la voce roca e potente, inconfondibile, di Louis Armstrong.

Le note e le parole di WHAT A WONDERFUL WORLD entrarono nella cucina e dentro di lei.

Si fermò col coltello a mezz’aria come colpita da un pugno.

Come è bello il mondo… ma era bello davvero?

Il mio finale

Il giorno in cui aveva ricevuto la lettera di licenziamento aveva pensato che il mondo facesse veramente schifo. Come altro si può giudicare un mondo nel quale se sei donna e poi anche madre alla prima occasione risulti incompatibile con le dinamiche esigenze della dinamica azienda alla quale hai dedicato gli ultimi dieci dinamici anni della tua vita? 

Che poi, non l’aveva neppure presa così male

Naturalmente si sarebbe potuta riposare. Non solo, avrebbe trascorso più tempo con i bambini e l’amato consorte, avrebbe avviato il ciclo di pulizie straordinarie che rimandava da anni e si sarebbe di certo data all'invenzione di nuove ricette. Poi, ovvio, sarebbe avanzato tempo per la lettura, la scrittura, il disegno, il decoupage, la musica e la bigotteria creativa. E la vita sociale? Finalmente avrebbe frequentato le mamme fuori scuola, si sarebbe beata delle lunghe colazioni al femminile spaparanzata al bar, avrebbe preso dimora fissa dal parrucchiere e per non fare uno sgarro a nessuno pure dall'estetista. 

Ma quale licenziamento, quella sarebbe stata una Rinascita

Erano trascorsi sei mesi

Ed alcuni imperanti quesiti la tormentavano oramai impietosamente. 

Quando l’esercito si era trasferito a casa sua senza che lei se ne fosse resa conto rendendo vano ogni sforzo di riassetto e pulizia domestica? Quale demone aveva posseduto i suoi figli che nascondevano nel loro corpo di bambini un rugbista dopato con tendenza alla carriera di tenore ed una chiara predisposizione ad un ruolo di attivista all'interno di uno sfascio per l’oggettistica universale? Chi aveva informato male suo marito facendogli credere non che avesse perso il lavoro bensì che l'avessero dotata del dono dell’ubiquità, rendendo possibile la sua presenza in più iper, super e mini mercati per la fatidica e finalmente possibile spesa intelligente ed in concomitanza al parco per le sacrosante ore di svago dei pargoli e pure a casa per lo stiraggio della montagna di camicie degli (invisibili) soldati accampati in salotto? Perché nessuno le aveva mai rivelato che il pianeta-mamme è in realtà una setta dagli intrecci oscuri che camuffa i propri incontri durante apparenti ed innocue colazioni al bar dove si decide come la maestra o il qualsivoglia figlio di Tizia debbano essere indiscutibilmente sacrificati al demonio? Come aveva fatto sua madre ad assoldare il parrucchiere e pure l’estetista che ad ogni appuntamento le ripetevano la stessa identica solfa materna del tipo, Ma che hai fatto a sti capelli? E perché hai la pelle così disidratata, la metti la crema

Insomma, il mondo poteva anche essere bello, ma lei per quella sera preferì gonfiare il petto e cantare a squarciagola: 

I know I will stay alive 

I’ve got all my life to live 

I’ve got all my love to give 

and I’ll survive
I will survive

Immagine da Internet